Il progetto tratta la ricostruzione dell’inesistente di un progetto di Giuliano da Sangallo a partire da due disegni originali di epoca rinascimentale, una pianta ed una sezione prospettica, celati all’interno del Codice Barberiniano, custodito all’interno degli archivi Vaticani. Nel 1505 Papa Giulio II indisse un bando per la realizzazione del suo monumento funebre, a Roma accorsero i più illustri architetti del suo tempo tra cui Giuliano da Sangallo e Michelangelo che come è noto ebbe la meglio realizzando la tomba del pontefice all’interno della basilica di San Pietro in Vincoli.
Rimaneva l’enigma di quale fosse il progetto che il Sangallo presentò in quella occasione e la risposta la si trova all’interno della raccolta degli schizzi dell’architetto. Attraverso lo studio dei disegni originali e il continuo confronto con dipinti e monumenti di epoca romana, rinascimentale ed ad opera dello stesso architetto, è stato possibile formulare una sintassi architettonica propria del Sangallo e costruire un metodo scientifico atto a garantire la veridicità della ricostruzione.
Il processo ha restituito un modello tridimensionale digitale attendibile che è stato utilizzato per condurre analisi illuminotecniche per esaminare l’ingresso di luce naturale, sono stato indagati i materiali di finitura per ottenere un risultato quanto più realistico. Il modello tridimensionale può essere utilizzato per fornire modelli fisici ottenuti da stampe 3D, creare simulazioni di possibili impieghi in ambito museale/espositivo, sviluppare analisi tecniche in vari ambiti.
Questo processo permette di digitalizzare le informazioni conservandole, ricostruire l’inesistente o ricostruire virtualmente ciò che è andato distrutto o è stato modificato nel tempo, permettendo di risalire con la guida di un metodo scientifico a quello che era l’intento iniziale dell’architetto. Modelli di questo tipo non solo possono essere prodotti utilizzabili a fini commerciali ed educativi ma si candidano come ottimi strumenti spendibili nel campo dello studio del patrimonio monumentale e del restauro.

La vista mostra la restituzione tridimensionale dell’esterno del monumento, il processo di ricostruzione ha assunto la sua validità scientifica dal momento che ogni scelta di modellazione è stata accompagnata dalla sua storia generativa. Si sono sviluppate svariate ipotesi per ogni elemento ricostruito e una volta messe a confronto si è scelta la soluzione che meglio potesse conciliare l’architettura del tempo con quello che l’architetto avrebbe potuto costruire, seguendo la sua esperienza e tradizione costruttiva. Sono stati poi indagati i materiali con i quali sarebbe stato rivestito il corpo di fabbrica per averne una verifica foto-realistica e testare l’effettività percettiva. Si presenta un modello finale con rivestimento marmoreo nelle cromie del bianco e del grigio, in particolare è stata applicata la texture di marmi presenti nelle zone tra Lazio e Toscana, quali il marmo di Carrara, il Travertino, la Basaltina. Per ottenere un risultato quanto più realistico sono state variate le mappature, introducendo difetti e alterazioni nel materiale e variando la venatura del marmo in elementi vicini per evitare la ripetizione dello stesso motivo.

ANALISI E RICOSTRUZIONE BIDIMENSIONALE

Si è condotta una ricostruzione digitale di un edificio mai esistito, a seguito di lunghi studi analitici, per restituire un oggetto che fosse coerente con la sintassi del secolo e dell’architetto in questione. Ogni elemento è stato modellato seguendo un metodo, si sono analizzate diverse fonti pittoriche ed architettoniche di edifici rinascimentali e di epoca romana, si sono vagliate una media di tre ipotesi per ogni elemento modellato e materiale applicato. A seguito del confronto tra le ipotesi, in accordo con la maggiore studiosa del Sangallo, Prof.ssa Sabine Frommel, si è scelta la soluzione che meglio conciliasse l’architettura del tempo ed i canoni costruttivi con quello che, probabilmente, l’architetto fiorentino avrebbe potuto costruire, seguendo la sua esperienza e la tradizione costruttiva della quale è stato artefice.
Ogni ricostruzione è stata documentata dalle motivazioni che hanno portato alla rappresentazione scelta. Ogni elemento architettonico utilizzato nella ricostruzione è stato accompagnato dall’analisi della sua attendibilità, con riferimento ad una scala a falsi colori. Il processo ha restituito un modello attendibile, che è stato utilizzato per condurre analisi illuminotecniche per esaminare l’ingresso di luce naturale, che andranno ad avvalorare la tesi che il progetto abbia proprio le caratteristiche di un mausoleo; sono stati poi indagati i materiali con i quali sarebbe stato realizzato il corpo di fabbrica ed è stato pensato un progetto per il suo possibile impiego in ambito museale ed espositivo.
Questo processo potrebbe essere di grande interesse se applicato a qualunque edificio o monumento storico di cui se ne voglia conservare memoria, ma soprattutto di cui si desideri indagare la storia, i processi costruttivi, le modifiche che si sono susseguite nel tempo, per andare a ricostruire quello che era l’intento originario dell’architetto al momento della creazione del progetto e della prima costruzione. Il processo utilizzato può quindi essere utilizzato anche nel caso di studio di edifici esistenti che nel tempo siano stati modificati, alterando quelle che erano le intenzioni originarie di progetto. Si rivela altresì utile nel caso di edifici distrutti o danneggiati dai sismi e dal tempo, in cui grande attenzione sarà posta nel risalire al progetto originario.
Il lavoro condotto durante questo lavoro ha permesso di formulare un metodo di ricostruzione basato sulle fonti che si è rilevato soddisfacente a raggiungere gli scopi che si erano prefissati. Il continuo confronto tra più ipotesi formulate sulla base dell’osservazione di altre fonti architettoniche di epoca romana e progettate dallo stesso Sangallo e le fonti pittoriche individuate e studiate dalla Frommel hanno permesso di ricostruire con consapevolezza un monumento mai esistito.

MODELLAZIONE TRIDIMENSIONALE

Superata la fase di analisi e ricostruzione bidimensionale, è divenuto interessante modellare in maniera tridimensionale le varie parti del corpo di fabbrica, partendo dalla geometria dei muri perimetrali, sino a raggiungere i più piccoli dettagli architettonici. Il processo di ricostruzione ha assunto la sua validità scientifica dal momento che ogni scelta di modellazione è accompagnata dalla sua storia generativa, mettendo in evidenza, il grado di attendibilità della ricostruzione e le parti che derivano da semplici deduzioni. Una volta presentato un modello tridimensionale esplicitante la natura geometrica delle sue componenti, è stato possibile condurre degli approfondimenti sui materiali con cui l’architetto avrebbe deciso di mostrare al mondo la sua opera. Anche in questo caso, dove si sia osato di interpretazione, è stato ben evidenziato.
Si è deciso di indagare l’ingresso di luce naturale all’interno del monumento, questo è stato possibile attraverso l’utilizzo dello stesso software di modellazione che fornisce un computo numerico dei lux che colpiscono le superfici interne. Il risultato sorprendete è stato scoprire la quasi assenza di luce che avrebbe investito l’interno del mausoleo se il Sangallo non avesse modificato le aperture in corso d’opera. L’aspetto ancor più affascinante riguarda la luce che andrebbe a colpire il sarcofago, la parte quindi più importante del monumento, è da notare come la parte dell’avancorpo fosse la parte più investita dalla luce, al contrario di tutte le cappelle lasciate cieche; questo elemento ha dato la conferma che lì dovesse esserci posizionato qualcosa di importante, quindi il sarcofago. Siamo di fronte ad un monumento molto buio, in cui lo spazio più illuminato si trova proprio alloggiato all’interno di un corpo che rompe la apparente simmetria dell’edificio, questi dati illuminotecnici hanno avvalorato la tesi della prof.ssa Frommel, che questi disegni fossero proprio il progetto che Sangallo presentò al Papa nel 1505 come proposta per il suo monumento sepolcrale.
Si mostra una vista dall'interno della rotonda nella quale si può notare l'altare e il sarcofago sul fondo di una cappella. Il sarcofago è stato modellato seguendo il disegno presente nella sezione prospettica; in questo schizzo, il sarcofago è disposto lungo il perimetro rotondo della muratura invece in pianta si riscontra la presenza di un avancorpo che, andando a rompere la simmetria dell'edificio, amplia un vestibolo che verosimilmente avrebbe ospitato il sarcofago. Dagli schizzi non si nota la presenza di un altare ma si ipotizza che sarebbe stato posizionato al centro del monumento come avviene anche nell'esempio romano del Mausoleo di Santa Costanza. Non avendo alcuna indicazione da parte dell'architetto sull'altare, si presenta un elemento di arredo privo di decoro.
L'immagine vede l'ingresso alla rotonda dal vestibolo principale, diametralmente opposto all'avancorpo ospitante il sarcofago. La cappella ospitante il sarcofago è l’unica ad essere illuminata dalla luce naturale proveniente da due finestrelle laterali. Immaginando di entrare all'interno del monumento ci si troverebbe in un ambiente buio illuminato quasi esclusivamente dalla luce zenitale proveniente dalla piccola lanterna posta in sommità della cupola e da una luce diffusa filtrante dal matroneo posto al secondo ordine. L'aspetto più interessante, rivelato dalle analisi illuminotecniche condotte attraverso simulazioni virtuali, si riscontra nell'avancorpo, questa parte risulterebbe quella soggetta a maggior fattore di illuminamento. Se l’avancorpo fosse stato adibito ad ospitare le reliquie, avrebbe costituito la parte protagonista del monumento.
Si mostra il matroneo che corre lungo tutta la rotonda al secondo ordine, il livello è raggiungibile attraverso scale a due rampe. Un ordine di paraste corinzie, modellate seguendo i disegni del Sangallo schizzati all'interno del taccuino, corre lungo tutto il piano e poggia su una trabeazione divisa in tre fasce, anch'essa decorata seguendo altre opere e schizzi dell'architetto. Il disegno del Sangallo mostrava solamente la presenza dell'orine corinzio e trabeazioni divise in tre fasce. La parte superiore è stata modellata con ovoli, dardi e dentelli, la parte inferiore con fusarole ed astragali, rifacendosi all'esempio della chiesa di Santa Maria delle Carceri (Prato), progettata da Sangallo.
Si sono realizzate due ipotesi sulle possibili cromie che il Sangallo avrebbe potuto prediligere; in Santa Maria delle Carceri, viene utilizzato un materiale di colore chiaro per le pareti (intonacate) e uno più scuro per far risaltare paraste e trabeazioni, l’utilizzo della bicromia si ritrova, ancora una volta, nella Consegna delle Chiavi e nella Città Ideale, dove colonne e trabeazioni sono realizzate con materiali diversi. In una prima fase si è utilizzata la bicromia, seguendo l’esempio dei progetti realizzati dal Sangallo, applicando alle pareti un marmo chiaro e alle colonne, trabeazioni, paraste e decori un marmo sulle tonalità del grigio. Si sono andate a creare delle mappature partendo da immagini del marmo di Carrara e dalla Basaltina, in questa fase non si è lavorato sulla variazione delle venature e delle campiture ma solo sulle cromie.
In seguito al lavoro preliminare di messa in scala e lucidatura di pianta e sezione si è operata una prima ricostruzione tridimensionale del mausoleo. In una cappella doveva essere alloggiato il sarcofago che è stato modellato con una certa attendibilità seguendo i tratti del disegno della sezione per quanto riguarda la geometria. L’altezza è stata determinata dal disegno originale del Sangallo, così come la larghezza, la lunghezza invece è stata calibrata sulla statura media di un uomo di dell’epoca. La tomba è divisa in tre livelli, come se fossero tre parallelepipedi sovrapposti dove non sono presenti grandi elementi decorativi ma il movimento è dato da bassorilievo di forme squadrate. Si è deciso di posizionarlo nel prolungamento del vestibolo poiché sicuramente il Sangallo avrà previsto questo ampliamento proprio per concedere maggiore spazio al luogo che fisicamente avrebbe contenuto le spoglie del Papa. Pur non avendo informazioni sull’esistenza di un altare, è stato deciso di disporne uno al centro della rotonda, come accade nel mausoleo di Santa Costanza a Roma. La forma è un parallelepipedo massiccio in marmo, dove si è giocato solamente sull’alternanza di materiale chiaro e scuro, è stato modellato in coerenza con le forme squadrate con cui il Sangallo aveva pensato il sarcofago.

UTILIZZO DEL MODELLO

Dopo aver ottenuto un modello soddisfacente nel suo complesso, è sorto spontaneo immaginarne il suo possibile impiego all’interno di un contesto museale/espositivo. Si sono trattate alcune possibili applicazioni del modello all’interno di un teatro virtuale e di contesti espositivi museali o urbani, al fine di immaginare anche la divulgazione di studi come questo anche ad un pubblico più ampio. Grazie all’utilizzo della tecnologia siamo in grado oggi di assimilare in modo semplice dati scientifici sul patrimonio storico esistente e in maniera più complessa nel caso di edifici non esistenti o mai costruiti, digitalizzarli, condurre analisi tecniche, effettuare studi storici basati sulle fonti e conservare tutte le informazioni in modelli digitali che possono diventare interattivi o divenire validi supporti anche nel caso di progetti di restauro.
Il processo di ricostruzione dell’inesistente ha portato alla restituzione di un modello perfettamente spendibile come materiale per la musealizzazione: si propone la ricostruzione di quello che potrebbe essere l’impiego del modello in un contesto espositivo urbano o museale, in particolare si immagina la proiezione del mausoleo con video mapping o la creazione di video immersivi.
Il progetto di musealizzazione in generale, intende essere innovativo e all’avanguardia, grazie all’utilizzo di strumenti che migliorino la fruizione e la percezione del dato archeologico e del contesto storico ad esso connesso. Data l’importanza della comunicazione per la trasmissione della cultura, negli ultimi anni è stato grande lo sviluppo di nuove tecnologie in grado di fornire un notevole aiuto alla divulgazione scientifica, in particolar modo, di quelle che si basano sull’immagine e che sarebbero perciò particolarmente adatte alla natura visiva degli oggetti da esporre. Il tentativo è quello di far uscire il museo dalla sua vecchia forma immobile e di far parlare le opere. Il processo di ricostruzione dell’inesistente ha portato alla costruzione di un modello perfettamente spendibile come materiale per la musealizzazione e la creazione di un teatro virtuale. A seguito della ricostruzione della geometria si lavorato sui materiali al fine di creare un effetto visivo il più possibile realistico. Anche se i toni cromatici sono stati mantenuti su due cromie bianco e grigio, per non inventare ciò che non si poteva evincere dalle fonti, si è giocato soprattutto sulla differenziazione del disegno del materiale, per creare lievi diversificazioni.

Ottenuto il modello mappato, è diventato interessante concepire il ruolo culturale che può avere questa ricostruzione, come potrebbe essere quello di qualunque altro modello digitale ottenuto dal patrimonio architettonico esistente. Si è ipotizzato dove e come utilizzare questa ricostruzione, magari come proiezione luminosa su pareti, da poter realizzare in uno spazio pubblico. Il fruitore potrebbe semplicemente attraversare questo ambiente proiettato, calandosi in una realtà virtuale, assorbendo inconsapevolmente una parte di storia, in questo caso assimilerebbe un estratto di architettura rinascimentale. Un’altra strada percorribile sarebbe quella di utilizzare sale museali in cui creare un teatro virtuale, una scena di fondo ad una mostra di dipinti o di opere scultoree. La scenografia non necessariamente ruberebbe la scena alle opere ma si integrerebbe andando a creare una realtà totalmente immersiva per il visitatore. Oltre a queste proposte di impiego del modello è stata realizzata una vista sferica, attraverso la realizzazione di sei render perfettamente sovrapposti, questa immagine, posta all’interno di un comune smartphone ed elaborata con un’applicazione, può essere vista all’interno di un visore. Il fruitore avrà la possibilità di immergersi in una vista dell’edificio a trecentosessanta gradi. Questa applicazione è molto interessante se integrata con un modello modificato attraverso un apposito software che lo rende interattivo, in questo modo il visitatore non si limiterà ad ottenere solamente informazioni grafiche in modo passivo ma potrà richiedere al modello informazioni specifiche riguardanti gli elementi, in atteggiamento dinamico ed attivo con l’oggetto.
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