Il progetto riguarda il restauro degli interni della chiesa di San Francesco a San Giovanni in Persiceto, fondata nel 1200 dall’ordine francescano ed ampliata più volte fino al 1773, quando si concludono i lavori affidati ad Alfonso Torreggiani, con la finalità di valorizzare in particolar modo l’ultimo intervento poichè con questo la chiesa raggiunge il più significativo aspetto architettonico e culturale. L’edificio oggetto d’intervento presentava le seguenti problematiche:
  • la perdita quasi totale dell’apparato decorativo, in seguito alla soppressione napoleonica del 1798, il successivo utilizzo dello stabile come caserma dei Pompieri dal 1874 al 1963 e la conseguente trasformazione dell’edificio a magazzino ed autorimessa
  • l’assenza di foto che documentano lo stato della chiesa relativo al progetto di Torreggiani
  • le poche fonti storiche che descrivono l’assetto del complesso
Pertanto è stato necessario un rilievo accurato delle superfici architettoniche e della consistenza materica, tale da permettere una conoscenza critica più completa possibile dell’edificio. Si è, dunque, deciso di procedere utilizzando l’integrazione delle tecniche di scansione laser e fotogrammetrica, unendo i vantaggi di entrambe per raggiungere l’obiettivo prefissato.
Sulla base dei dati ottenuti è stato possibile condurre le indagini tematiche sul monumento, fondamentali per lo sviluppo di un progetto di restauro consapevole e rispettoso. Tutte le informazione raccolte durante le indagini conoscitive, insieme ad un’attenta analisi diretta del monumento, unite al confronto con le fonti storiche e all’analogia con le altre opere dell’autore, hanno permesso la formulazione di ipotesi di studio dello stato delle superfici architettoniche all’epoca di Torreggiani. Alla fase analitica è seguita la costruzione di un percorso verso un progetto di “restauro consapevole”, che riportava per ogni elemento dell’oggetto di studio lo stato di conservazione, i riferimenti utili per l’integrazione delle lacune, la possibilità o meno di ridefinire compiutamente lo stato pregresso e infine la tipologia di intervento di restauro necessario.
Il progetto di restauro si è mosso all’interno di due casi limite: da una parte il ripristino dell’opera “com’era dov’era”; dall’altra gli errori commessi nel restauro precedente, caratterizzato da un’assenza totale di pensiero. Dunque, di fronte ad un caso di studio dalle immense difficoltà tecniche e teoriche, quali la totale assenza di documentazione fotografica relativa allo stato pregresso del bene, l’ingente presenza delle lacune nell’apparato decorativo che non ne permettevano l’interpretazione certa, nonché lo spessore dell’autore con cui ci si confrontava, si è cercato di condurre un intervento di restauro “critico-conservativo” che preservasse quanto del monumento ci è pervenuto e ne consentisse una lettura ad oggi resa impossibile dagli eventi che l’hanno irrimediabilmente mutilato.
Le modalità d’intervento si sono basate quindi su una duplice necessità: da una parte la conservazione integrale, nei limiti del possibile, delle murature e delle decorazioni rimaste e la reintegrazione dei frammenti certamente documentati, dall’altra la trasmissione degli elementi architettonici compositivi andati perduti nell’intento di dare una lettura complessiva dell’oggetto come era stato progettato dal Torreggiani.
Si è deciso di procedere utilizzando l’integrazione delle tecniche di scansione laser e fotogrammetrica, unendo i vantaggi di entrambe. Nonostante le problematiche di illuminazione presenti, solo la fotogrammetria è in grado di ottenere una texture realistica del modello, condizione fondamentale per il successivo studio delle superfici architettoniche, in vista del progetto di conservazione e reintegrazione delle lacune. Per quanto riguarda la geometria si è potuto ottenere un modello fotogrammetrico affidabile dove la componente luminosa era più marcata, mentre dove la luce era assente porzioni delle superfici non sono state restituite. Al contrario la scansione laser ha generato una superficie ad elevato dettaglio geometrico, escludendo le aree occluse rispetto alle stazioni di rilevamento che non sono state affatto restituite, ma caratterizzata da una texture a bassa risoluzione, non adatta allo scopo. Una volta creata la mesh dell’oggetto tramite fotogrammetria, questa è stata sostituita con la mesh ottenuta dalle scansioni laser e solo in seguito è stata creata la texture generata dalle foto. Ne è risultata una geometria precisa mappata con texture realistiche. È stato così possibile generare delle ortofoto che hanno permesso di integrare le parti mancanti nel disegno delle sezioni di cui si era in possesso e che sono state utilizzate per tutte le successive analisi. Inoltre è stato creato un modello tridimensionale dell’edificio, grazie al quale fosse possibile avere un’idea complessiva dello spazio nel suo insieme, che è stato in seguito utilizzato come base per la fase progettuale. Sono state infine eseguite delle foto e delle riprese aeree tramite il volo di droni, per avere una documentazione dettagliata anche degli elementi posti ad altezze difficilmente accessibili da terra ed una mappatura della pavimentazione.
Sulla base dei dati ottenuti è stato possibile condurre le indagini tematiche sul monumento, fondamentali per lo sviluppo di un progetto di restauro consapevole e rispettoso, quali:
  • l’analisi metrico-proporzionale del progetto di Alfonso Torreggiani
  • l’analisi dei “gialli-rossi” (demolizioni-nuove costruzioni) tramite cui evidenziare i cambiamenti costruttivi dell’intero complesso conventuale tra il 1877 ed oggi
  • la lettura critica dell’opera, analizzando attentamente tutte le tracce presenti sulle superfici, sia in pianta che in alzato e mantenendo sempre evidente il rapporto interno/esterno dell’edificio
  • la ricostruzione della successione cronologica relativa alle “unità stratigrafiche murarie”, attraverso matrici temporali
  • analisi delle acque
  • analisi del degrado
Tutte le informazione raccolte durante le indagini conoscitive, insieme ad un’attenta analisi diretta del monumento, unite al confronto con le fonti storiche e all’analogia con le altre opere dell’autore, hanno permesso la formulazione di ipotesi di studio dello stato delle superfici architettoniche all’epoca di Torreggiani. Alla fase analitica è seguita la costruzione di un percorso verso un progetto di “restauro consapevole”, che riportava per ogni elemento lo stato di conservazione, i riferimenti utili per l’integrazione delle lacune, la possibilità o meno di ridefinire compiutamente lo stato pregresso, e infine la tipologia di intervento di restauro necessario. Il progetto di restauro si è mosso all’interno di due casi limite: da una parte il ripristino dell’opera “com’era dov’era”; dall’altra gli errori commessi nel restauro precedente, caratterizzato da un’assenza totale di pensiero. Di fronte ad un caso di studio dalle immense difficoltà tecniche e teoriche, quali la totale assenza di documentazione fotografica relativa allo stato pregresso del bene, l’ingente presenza delle lacune nell’apparato decorativo che non ne permettevano l’interpretazione certa, nonché lo spessore dell’autore con cui ci si confrontava, si è cercato di condurre un intervento di restauro “critico-conservativo” che preservasse quanto del monumento ci è pervenuto e ne consentisse una lettura ad oggi resa impossibile dagli eventi che l’hanno irrimediabilmente mutilato. L’opera stessa, attentamente indagata con sensibilità storico-critica e con competenza tecnica, ha, dunque, suggerito la via più corretta da intraprendere. Le modalità d’intervento si sono basate quindi su una duplice necessità: da una parte la conservazione integrale, nei limiti del possibile, delle murature e delle decorazioni rimaste e la reintegrazione dei frammenti certamente documentati, dall’altra la trasmissione degli elementi architettonici compositivi andati perduti, nell’intento di dare una lettura complessiva dell’oggetto come era stato progettato dal Torreggiani. Questo processo consente allo stesso tempo la conservazione della materia, che veicola così il proprio valore documentario e la diffusione dei valori originali, oggi latenti, che potranno essere riletti grazie all’arricchimento dei significati del complesso, rafforzato anche dalla funzione di polo culturale che l’Amministrazione Comunale ha destinato all’ex convento di San Francesco. Sia per gli elementi conservati che per quelli solo parzialmente conservati si prevedono interventi di integrazione delle lacune, secondo il disegno dell’elemento stesso. Su tutte le superfici gli interventi saranno articolati secondo le cinque canoniche fasi del restauro di preconsolidamento, pulitura, consolidamento, protezione, integrazione delle lacune e rimozione delle aggiunte, volti al risanamento e alla difesa dell’apparato decorativo per contenere i processi di deperimento. Per le pareti in cui la decorazione è andata perduta si procederà con un’operazione di facilitazione della lettura dell’esistente, per una maggiore comprensione del monumento, e con l’integrazione delle lacune per ristabilire l’unità d’immagine attraverso interventi reversibili e non invasivi per mezzo di videoproiezioni, che mostrino l’immagine architettonica definita in base agli studi effettuati, e la resa di volumetrie andate perdute, attraverso forme semplificate e materiale distinguibile. L’operazione di facilitazione alla lettura delle tracce e dei segni dell’asportazione degli stucchi originali sulle pareti è ottenuta attraverso l’apposizione di profili realizzati in legno, fissati con viti al supporto sottostante, in modo da costituire un intervento reversibile e verniciati con la stessa cromia della parete per conferire uniformità tra l’esistente e il progetto. La porzione di muratura contenuta tra i profili viene volutamente lasciata grezza, per manifestare la violenza che ha subito l’edificio nel corso dei secoli, mentre la muratura circostante è rintonacata e rifinita tramite velatura, restituendo le cromie originarie. Il progetto relativo alla reintegrazione delle lacune non si è limitato alle sole superfici decorative, ma è stato esteso anche alla pavimentazione, seppure questo elemento non sia di particolare pregio, consentendo così alla ricerca di sviluppare ed indagare il tema in tutti i suoi aspetti.
Per le pareti in cui la decorazione è andata perduta l’intervento di conservazione non era sufficiente a restituire e veicolare i significati intrinseci dell’oggetto. A seguito di dettagliate analisi sui possibili linguaggi architettonici usati dall’autore, materiali e cromie, è stata condotta un’interpretazione diacritica delle superfici, che consentisse di capire e leggere il monumento senza intervenire in maniera pesante e irreversibile. Pertanto sulle pareti che presentavano tracce, segni dell’asportazione degli stucchi originali, si è eseguita un’operazione di accentuazione si questi ultimi attraverso l’apposizione di profili realizzati in legno, fissati con viti al supporto sottostante, in modo da costituire un intervento reversibile, e verniciati con la stessa cromia della parete per conferire uniformità tra l’esistente e il progetto. La porzione di muratura contenuta tra i profili viene volutamente lasciata grezza, per manifestare la violenza che ha subito l’edificio nel corso dei secoli, mentre la muratura circostante è rintonacata e rifinita tramite velatura, restituendo le cromie originarie.
Si prevede, poi, l’installazione di videoproiezioni che mostrino l’immagine restituita dallo studio effettuato in precedenza. I proiettori verranno installati su binari sospesi, che ospiteranno anche l’impianto di illuminazione indiretta, disposti trasversalmente alla navata e fissati alle pareti sopra la trabeazione. In questo modo l’impianto sarà poco invasivo e consentirà l’adattamento dello spazio per i vari usi che ridefiniranno il complesso come “polo culturale”.
Si progettano i due balconi per le pareti che un tempo ospitavano gli organi della chiesa, poiché si è certi dell’esistenza di questi elementi e si ritiene necessario restituire la sensazione generata dalle volumetrie di questo spazio. Si utilizza un legno di colore chiaro, materiale distinguibile, e con forme semplificate, per le dimensioni si sfruttano le sedi delle travi originali e le tracce dei parapetti sulla muratura.
Sulle pareti che un tempo ospitavano gli organi della chiesa sarà possibile vedere la videoproiezione della foto degli organi, essenziali per la percezione dell’apparato decorativo.

Sono state ritrovate quattro tipologie di pavimentazione diversa sovrapposte. Si tratta di pavimentazioni in cotto, in cui si riscontrano diverse dimensioni per le mattonelle usate. La pavimentazione più antica, posata intorno al 1200, è composta da mattoni di 15x30cm disposti in senso longitudinale all’edificio, la pavimentazione successiva da mattonelle di dimensioni 15x15cm, la pavimentazione settecentesca da mattoni di 15x30cm disposti in senso trasversale all’edificio ed infine è presente (in porzioni discontinue) una pavimentazione più recente, realizzata nell’intervento di ripristino delle funzioni ecclesiastiche databile intorno al 1800, in mattonelle 31x31cm.
Le indagini hanno consentito di verificare che nessuna delle pavimentazioni si estende per l’intero sviluppo del complesso. Nella zona absidale si evidenzia un cambio di orientamento della pavimentazione, subito dopo il disegno barocco che presumibilmente aveva lo scopo di distinguere quest’area dal resto della navata. Infine a ridosso degli accessi esterni alla chiesa sono presenti superfetazioni in materiale cementizio realizzate dai Pompieri per agevolare l’accesso dei mezzi antincendio.

Sono state presentate due diverse ipotesi d’intervento, sulla base dei risultati che dalle diverse stratigrafie potrebbero emergere in seguito alla rimozione delle superfetazioni.
Nel primo caso si ipotizza l’asportazione del pavimento ottocentesco in cotto durante la rimozione delle aree in cemento, in quanto coeso allo strato superiore e il ritrovamento del sottostante pavimento settecentesco, che verrà conservato e raccordato alla pavimentazione ottocentesca circostante.
Nella seconda ipotesi, invece, si considera l’eventualità di non trovare alcun residuo delle pavimentazioni e si procederà dunque nell’integrazione della lacuna con una pavimentazione in teak grezzo di colore grigio-bianco particolarmente adatto all’umidità dell’ambiente e resistente all’usura: un approccio moderno per colmare i vuoti dell’antico.
Per le lacune di piccole dimensioni l’integrazione sarà realizzata con mattonelle in cotto dello stesso colore di quelle ottocentesche, appositamente bordate in modo da rendere distinguibile l’intervento. Per le porzioni di pavimento settecentesco già scoperto, posto ad un livello inferiore rispetto allo strato ottocentesco, il dislivello tra le due pavimentazioni verrà raccordato in cocciopesto, mantenendo lo stato di fatto. Si utilizzerà il teak nella zona absidale, che oggi si presenta in terra battuta. Saranno conservati gli scavi archeologici effettuati per le indagini, protetti con lastre di vetro ed illuminati dal basso tramite faretti, rendendo così visibile la stratigrafia di tutte le testimonianze riscontrate.

Sono state sviluppate le linee guida per il progetto dell’illuminazione, che hanno come obiettivo quello di produrre un’equilibrata distribuzione della luce per compensare la quasi totale assenza della luce naturale a causa dei tamponamenti eseguiti sulla quasi totalità delle aperture originarie. Inoltre l’illuminazione artificiale presente risulta insufficiente e inadeguata allo spazio del monumento, generando grandi zone di forti contrasti tra luce e ombra e non valorizzando affatto l’opera architettonica che resta poco visibile. Sono stati pensati dei nuovi corpi ad illuminazione puntuale per le superfici architettoniche, che generano una luce radente per esaltare l’apparato decorativo architettonico. Alcune di queste luci avranno due tempi, accese quando sono spente le videoproiezioni per l’integrazione delle lacune dell’apparato decorativo, spente in caso contrario. Per garantire un’illuminazione diffusa sono previsti poi proiettori sospesi lungo la navata, grazie ad un sistema di binari trasversali, che ospiterà anche i proiettori necessari per le videoproiezioni interattive. Infine verranno disposti impianti di illuminazione adeguati agli eventi che si svolgeranno all’interno della chiesa come mostre e spettacoli.
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